Il codice ATECO 96.99.92: cosa dice davvero e cosa non dice

Il codice ATECO 96.99.92 non ha legalizzato niente. È una voce di una classificazione statistica europea, serve a catalogare attività economiche e non conferisce alcuno status giuridico. L’Istat lo ha dichiarato per iscritto il 10 aprile 2025, dopo che la notizia era circolata al contrario.

Detto questo, la vicenda ha portato alla luce una contraddizione reale del sistema italiano: lo Stato misura e tassa un fenomeno che non riconosce. È di quella contraddizione che vale la pena parlare, non del codice.


Cos’è il codice ATECO 96.99.92

I codici ATECO sono la classificazione delle attività economiche curata dall’Istat. Servono a fini statistici, fiscali e amministrativi: dicono in quale categoria rientra un’attività, non se sia consentita.

La nuova classificazione ATECO 2025 è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 ed è operativa dal 1° aprile. Recepisce la classificazione statistica europea NACE Rev. 2.1: non è una scelta italiana, è l’adozione di uno standard comune.

Dentro la categoria 96.99 – Altre attività di servizi alla persona n.c.a. compare la sottocategoria 96.99.92 – Servizi di incontro ed eventi simili, che comprende agenzie matrimoniali, agenzie di incontri, servizi di accompagnamento, organizzazione di eventi di speed dating.

La descrizione europea della categoria madre include anche la fornitura di servizi sessuali e la gestione di locali di prostituzione. Ed è da lì che è partito tutto.

Perché la notizia è stata raccontata al contrario

Il ragionamento che ha circolato è stato questo: se esiste un codice, allora si può aprire una partita IVA; se si può aprire una partita IVA, allora l’attività è riconosciuta; se è riconosciuta, allora è legale. Da qui i titoli sulla «legalizzazione silenziosa» e sul «ritorno delle case chiuse».

Ogni passaggio di quella catena è sbagliato, e l’Istat lo ha spiegato in un comunicato del 10 aprile 2025. Tre punti, che vale la pena riportare con precisione.

  • La classificazione statistica definita a livello europeo include attività legali e illegali, per garantire completezza e comparabilità fra Paesi con ordinamenti diversi. Deve poter descrivere anche ciò che in un dato Stato è vietato.
  • L’applicazione nazionale della classificazione riguarda soltanto gli operatori economici residenti che svolgono attività legali. In Italia il 96.99.92 copre agenzie matrimoniali e servizi di incontro, non altro.
  • Le stime delle attività illegali vengono elaborate esclusivamente all’interno dei Conti nazionali, con metodi di stima indiretta. Non passano da nessuna registrazione di impresa.

In sintesi: una classificazione statistica non è una norma. Non autorizza, non vieta, non riconosce.

Ma allora perché lo Stato tassa?

Perché la tassazione segue il reddito, non la sua qualificazione morale o amministrativa. È un principio consolidato: un reddito economicamente rilevante è imponibile a prescindere dal fatto che l’attività sia regolata.

La giurisprudenza tributaria italiana ha applicato più volte questo principio ai redditi da prostituzione. Non serviva alcun codice ATECO per farlo, e nulla è cambiato nel 2025.

Quanto vale il fenomeno, secondo i dati ufficiali

Qui i numeri esistono, sono pubblici e sono più precisi di quelli che circolano nel dibattito.

L’Istat pubblica ogni anno il rapporto L’economia non osservata nei conti nazionali. I regolamenti europei impongono di includere nel PIL tre attività illegali: droga, contrabbando di tabacchi e servizi di prostituzione. Nell’edizione uscita nell’ottobre 2025, riferita all’anno 2023:

Servizi di prostituzione, anno 2023Valore
Valore aggiunto4,1 miliardi di euro (+2,8% sul 2022)
Spesa per consumi finali delle famiglie4,8 miliardi di euro (+2,9% sul 2022)
Totale attività illegali (droga, tabacchi, prostituzione)20 miliardi di valore aggiunto, pari allo 0,9% del PIL

Una precisazione utile, perché la cifra viene spesso citata male: il dato più ricorrente nei giornali — 4,7 miliardi — è il valore dei consumi del 2022, non una stima riferita al 2025. Il metodo di stima è dichiarato dall’Istat e tiene conto delle diverse tipologie di esercizio, distinguendo la parte parzialmente visibile da quella interamente sommersa.

Sono dati costruiti con stime indirette, e l’Istat lo dice apertamente. Restano i migliori disponibili, e sono l’unica base seria per qualsiasi discorso sulle dimensioni del fenomeno.

La proposta di legge che c’è davvero

Mentre si discuteva del codice, in Senato era stato depositato un testo che quello sì propone di cambiare la legge.

È il disegno di legge n. 1523, presentato il 5 giugno 2025, primo firmatario il senatore Claudio Fazzone di Forza Italia, dal titolo Disposizioni in materia di esercizio della prostituzione. Prevede l’abrogazione della legge Merlin e un impianto regolamentarista:

  • divieto di esercizio su strada e su suolo pubblico;
  • esercizio consentito solo in luoghi autorizzati dall’autorità amministrativa;
  • obbligo di apertura della partita IVA;
  • assicurazione obbligatoria;
  • controlli sanitari sotto la responsabilità del Ministero della Salute;
  • età minima ventuno anni, età massima sessantacinque.

Il testo non ha avuto seguito parlamentare. È l’ultima di una lunga serie di proposte che ricompaiono a ogni legislatura senza mai arrivare al voto.

Va segnalato che un impianto del genere incontrerebbe un ostacolo già noto: nel 2019 la Corte costituzionale, con la sentenza 141, ha confermato la legge Merlin ricordando che la materia è nella disponibilità del legislatore — ma anche che la distinzione fra scelta libera e scelta condizionata è troppo incerta per fondarci sopra un sistema di autorizzazioni.

Cosa resta, tolto il rumore

Il codice ATECO non è una riforma. È il sintomo di una posizione che l’Italia tiene da quasi settant’anni e che nessun’altra democrazia europea condivide: un fenomeno lecito nella condotta individuale, vietato in ogni forma organizzata, misurato dalle statistiche ufficiali, imponibile ai fini fiscali, e privo di qualsiasi inquadramento giuridico.

Chi vuole cambiarla ha davanti tre strade, tutte praticate altrove: regolamentare come la Germania, decriminalizzare come il Belgio, o punire il cliente come la Svezia. Nessuna delle tre passa da un codice statistico. Tutte e tre passano dal Parlamento.


Domande frequenti

Il codice ATECO 96.99.92 legalizza la prostituzione in Italia?

No. È una voce di classificazione statistica europea. L’Istat ha precisato il 10 aprile 2025 che l’applicazione nazionale riguarda solo attività legali, come agenzie matrimoniali e servizi di incontro, e che la classificazione non attribuisce alcuno status giuridico.

Si può aprire una partita IVA con il codice 96.99.92 per fare l’escort?

La classificazione nazionale copre le attività lecite comprese in quella voce. Il codice non rende lecita un’attività che l’ordinamento non disciplina, e non modifica in nulla i reati previsti dalla legge Merlin per lo sfruttamento, il favoreggiamento e l’organizzazione.

Quanto vale la prostituzione in Italia?

Secondo l’Istat, nel 2023 i servizi di prostituzione hanno generato 4,1 miliardi di euro di valore aggiunto e 4,8 miliardi di spesa per consumi finali delle famiglie. Sono stime indirette, elaborate nei Conti nazionali secondo i regolamenti europei.

Le case chiuse riaprono nel 2026?

No. Nessuna legge in vigore lo consente. Esiste una proposta depositata in Senato nel giugno 2025 che lo prevederebbe, ma non è stata approvata e non è in discussione.

Perché lo Stato tassa un’attività che non regolamenta?

Perché l’imponibilità segue la rilevanza economica del reddito, non la sua disciplina amministrativa. È un principio consolidato, applicato ben prima della classificazione ATECO 2025.


Le fonti di questa pagina

Questa pagina viene aggiornata quando cambiano i dati Istat o lo stato delle proposte parlamentari. Se trovi un dato superato, segnalacelo.

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