Dove le case chiuse sono legali: i modelli europei a confronto

In Europa non esistono due Paesi che regolano la prostituzione allo stesso modo. Esistono quattro impianti di fondo: regolamentare l’attività (Germania, Paesi Bassi, Austria), punire solo chi compra (Svezia, Norvegia, Francia, Irlanda), togliere del tutto il diritto penale (Belgio) oppure lasciare l’attività lecita ma vietarne ogni forma organizzata — è il caso dell’Italia.

Questa pagina mette i sistemi uno accanto all’altro, con le date delle leggi e le fonti. Contiene anche la correzione di tre luoghi comuni che circolano ovunque e sono falsi.


I quattro modelli, spiegati in una riga ciascuno

  • Regolamentarista. L’attività è legale e disciplinata: licenze ai locali, obblighi fiscali, in alcuni casi registrazione delle persone. Germania, Paesi Bassi, Austria, Svizzera.
  • Neo-abolizionista, o modello nordico. Vendere non è reato, comprare sì. La sanzione colpisce il cliente. Svezia, Norvegia, Islanda, Francia, Irlanda.
  • Decriminalizzazione. Si toglie il diritto penale e si applica il diritto del lavoro. Nuova Zelanda dal 2003, Belgio dal 2022.
  • Abolizionista classico. L’attività individuale è lecita, ma lo Stato non la regola e vieta ogni organizzazione da parte di terzi. Italia.

La distinzione che conta non è fra «legale» e «illegale». È fra chi viene punito: chi vende, chi compra, chi organizza, o nessuno.

La tabella: chi punisce chi, Paese per Paese

PaeseVendereComprareLocali organizzatiNorma di riferimento
ItaliaLecitoLecitoReatoLegge Merlin, 1958
GermaniaLecitoLecitoLeciti, con licenzaProstG 2002, ProstSchG 2017
Paesi BassiLecitoLecitoLeciti, licenza comunaleAbolizione del divieto di bordello, 2000
AustriaLecito, con registrazioneLecitoLeciti, disciplina regionaleLeggi dei Länder
SvizzeraLecitoLecitoLeciti, disciplina cantonaleNormativa cantonale
BelgioLecitoLecitoLeciti, con contratto di lavoroDecriminalizzazione 2022, legge sul lavoro 2024
SveziaLecitoReatoReatoDivieto di acquisto, 1999
NorvegiaLecitoReatoReatoLegge del 2008, in vigore 2009
IslandaLecitoReatoReatoLegge del 2009
FranciaLecitoReatoReatoLegge 2016-444 del 13 aprile 2016
IrlandaLecitoReatoReatoLegge del 2017
Regno UnitoLecitoLecitoReatoSexual Offences Act 2003
SpagnaNon disciplinatoNon disciplinatoReato (lenocinio)Nessuna legge organica
Nuova ZelandaLecitoLecitoLeciti, con licenzaProstitution Reform Act 2003

Si noti la colonna centrale. In nessun Paese europeo è reato vendere prestazioni sessuali. Il confronto politico riguarda gli altri due lati dello scambio.


Tre cose che si leggono spesso e sono false

«In Svezia e in Francia la prostituzione è vietata»

No. In entrambi i Paesi vendere non è mai stato reato. È reato comprare.

È il punto centrale del modello nordico, e capirlo al rovescio ne ribalta il senso: quel modello nasce proprio per togliere la sanzione a chi si prostituisce e spostarla su chi paga. In Francia, anzi, la legge del 2016 ha contemporaneamente abolito il reato di adescamento passivo, che colpiva le persone prostituite.

«Nei Paesi Bassi le prostitute devono registrarsi e fare visite mediche»

Non è vero, e non lo è mai stato. Nei Paesi Bassi la licenza riguarda i locali, e la rilascia il Comune. Non esiste un registro nazionale delle persone né un obbligo di visita medica.

Un registro nazionale era previsto da una proposta di legge, la Wet regulering sekswerk, ferma in Parlamento dal 2021. Il governo olandese ha poi comunicato che quella legge non verrà portata avanti: conteneva scelte troppo contestate. Al suo posto è stata avviata una norma sul controllo comunale dei locali.

Il Paese europeo dove registrazione e controlli sanitari periodici esistono davvero è un altro: l’Austria, dove la registrazione è obbligatoria in tutti i Länder e le visite hanno cadenza fissa.

«In Germania sono obbligatorie le visite mediche»

No. Dal 1° luglio 2017 la legge tedesca sulla protezione delle persone che si prostituiscono impone la registrazione e un colloquio sanitario informativo prima di ottenerla. Un colloquio, non una visita: la differenza è nella legge ed è voluta. Le visite mediche obbligatorie erano state abolite in Germania proprio perché considerate una schedatura sanitaria.


Il caso che cambia il quadro: il Belgio

Il Belgio è il Paese di cui in Italia si parla meno e che invece ha fatto la mossa più radicale d’Europa.

Nel 2022 ha decriminalizzato il lavoro sessuale, restringendo la definizione di sfruttamento. Poi, nel maggio 2024, ha approvato una legge entrata in vigore il 1° dicembre 2024 che consente di stipulare un contratto di lavoro subordinato per prestazioni sessuali: primo caso al mondo.

Chi lavora con quel contratto ha pensione, indennità di disoccupazione, ferie e maternità. La legge fissa inoltre diritti che non esistono in nessun altro ordinamento: il diritto di rifiutare un cliente, di scegliere quali pratiche accettare e di interrompere un rapporto in qualsiasi momento — e vieta al datore di lavoro di licenziare per quei rifiuti. I datori di lavoro devono ottenere un’autorizzazione e superare requisiti di onorabilità.

È il modello opposto a quello nordico, ed è troppo recente per essere valutato nei risultati. Ma è il primo tentativo di trattare la questione con il diritto del lavoro invece che con il diritto penale, e per questo è osservato in tutta Europa.

Cosa succede quando i modelli cambiano

Due dati che ricorrono nelle valutazioni ufficiali, e che vale la pena tenere insieme perché tirano in direzioni opposte.

Dove si punisce l’acquisto, la prostituzione di strada diminuisce in modo misurabile. È il risultato che i sostenitori del modello nordico portano come prova. Nello stesso periodo, però, cresce la parte online: il fenomeno non scompare, si sposta dove i controlli non arrivano. Tanto che nel 2025 la Svezia ha esteso il divieto agli atti sessuali acquistati a distanza — dirette video e contenuti realizzati su richiesta.

Dove invece si legalizza, l’attività emerge e diventa tassabile, ma la legalizzazione da sola non elimina tratta e sfruttamento: la Germania è stata criticata per la crescita dei grandi locali, e Amsterdam ha ridotto negli ultimi anni il proprio quartiere a luci rosse per ragioni di ordine pubblico.

La conclusione onesta è che nessun modello ha risolto il problema. Ognuno ne sposta il baricentro, e ogni Paese sceglie quale prezzo è disposto a pagare.

Cosa dice l’Unione europea

L’Unione europea non ha competenza per imporre un modello: la materia resta agli Stati. Ha però una posizione politica.

Il 14 settembre 2023 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla regolamentazione della prostituzione nell’Unione, che la definisce una forma di violenza e insieme causa e conseguenza della disuguaglianza fra donne e uomini. Il testo non impone il modello nordico — la proposta di adottarlo a livello europeo è stata respinta — ma segnala che le legislazioni divergenti degli Stati membri producono effetti transfrontalieri.

La risoluzione è stata contestata sia da chi la giudicava troppo timida sia da organizzazioni per i diritti umani che ne criticavano l’impianto. È consultabile integralmente sul sito del Parlamento europeo.

Dove si colloca l’Italia

In una posizione che non ha equivalenti. L’Italia non regolamenta come la Germania, non punisce il cliente come la Francia, non decriminalizza come il Belgio.

Dal 1958 la legge Merlin tiene insieme due princìpi: l’attività individuale è lecita, ogni forma organizzata è reato. Ne deriva un fenomeno che esiste, produce reddito misurato dalle statistiche ufficiali, ma non ha inquadramento giuridico.

È l’anomalia da cui nascono tutte le proposte di riforma, comprese quelle che tornano ciclicamente a parlare di riaprire le case chiuse.


Domande frequenti

In quali Paesi europei le case chiuse sono legali?

I locali autorizzati esistono in Germania, Paesi Bassi, Austria, Svizzera e Belgio. In Germania e nei Paesi Bassi servono licenze; in Austria e Svizzera la disciplina è regionale o cantonale; in Belgio, dal 2024, il rapporto può essere un contratto di lavoro subordinato.

In quali Paesi è reato pagare per una prestazione sessuale?

Svezia dal 1999, Norvegia e Islanda dal 2009, Francia dal 2016, Irlanda dal 2017. In questi Paesi la sanzione colpisce il cliente, non chi si prostituisce.

Esiste un Paese europeo dove vendere prestazioni sessuali è reato?

No. In nessuno Stato dell’Unione europea la vendita in sé costituisce reato per la persona adulta che la esercita. Le differenze riguardano l’acquisto e l’organizzazione.

Qual è la differenza fra legalizzazione e decriminalizzazione?

La legalizzazione mantiene l’attività dentro un sistema di autorizzazioni e obblighi statali. La decriminalizzazione toglie il diritto penale e lascia che si applichino le regole comuni del lavoro e dell’impresa. Germania e Paesi Bassi seguono la prima; Nuova Zelanda e Belgio la seconda.

Perché in Italia non ci sono locali autorizzati?

Perché la legge Merlin del 1958 ha abolito il sistema delle autorizzazioni e ha reso reato gestire, affittare o favorire un luogo destinato alla prostituzione. Cambiare questo assetto richiede una legge del Parlamento.


Le fonti di questa pagina

Questa pagina viene rivista quando cambia una legge in uno dei Paesi elencati. Se trovi un dato superato, segnalacelo.

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